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La nostra chiesa

CHIESA DEI SS. COSMA E DAMIANO.

Nonostante l’edificazione della chiesa di Via Italia, ben presto la crescita demografica della città e l’assiduità dei fedeli borgaresi nel partecipare alle attività comunitarie resero necessaria l’edificazione di un’altra nuova chiesa. I primi progetti risalgono alla fine degli anni Novanta del Novecento, quando don Michele Sannino (1932-2002) aveva identificato il sito per la realizzazione della chiesa nei prati accanto all’edificio di culto precedente. Nel 2002, il successore di don Michele, don Osvaldo Maddaleno (1941-), assunse la carica di parroco con l’obiettivo specifico di realizzare il nuovo complesso edilizio, che comprendeva, oltre alla chiesa, una nuova casa parrocchiale e un complesso di aule e uffici per le attività della comunità. Il cardinale Severino Poletto (1933-2022) benedisse la prima pietra il 25 settembre 2005, il vescovo ausiliario Guido Fiandino (1941-) il sagrato il 23 settembre 2007, e nuovamente il cardinal Poletto inaugurò l’edificio al termine dei lavori, il 23 novembre 2008.

La chiesa, progettata dall’architetto borgarese Ugo Jelmini, è un edificio molto più ampio del precedente in Via Italia, e assai più ricco di dettagli architettonici rilevanti, sia per la fattura che per il loro valore simbolico. Il sagrato è rialzato dal piano stradale, segnando una differenza fra lo spazio della vita quotidiana e quello dedicato alla fede. Due portali danno accesso alla chiesa: il principale è rivestito dalla riproduzione di un dettaglio della Cena in Emmaus di Caravaggio, mentre il secondo accesso, che introduce direttamente al fonte battesimale, reca la riproduzione dal Battesimo di Cristo di Andrea del Verrocchio.

La chiesa è costituita da un’aula unica a pianta ottagonale, ricoperta da un tetto realizzato in travi lignee: l’otto è numero ricco di significati cristiani, in particolare indica l’ottavo giorno che si aggiunge ai sette della creazione del mondo, il giorno della resurrezione di Cristo. Anche il battistero, al fondo della chiesa e vicino al portale a esso dedicato, ha identica forma con lo stesso significato: accanto vi è una colonna storta, ispirata alle parole del profeta Isaia che preludono all’avvento di Giovanni il Battista «Preparate la via del Signore, raddrizzate le sue vie» e alla necessità per ogni fedele di “raddrizzare” la propria vita dal peccato. Altro arredo simbolico è quello di un albero appoggiato alla vetrata che il fedele incontra avanzato sul lato destro della chiesa dopo essere entrato dal portale principale: richiama l’albero della salvezza, cioè la croce di Cristo.

L’altare maggiore, rialzato rispetto al piano della chiesa, è completamente realizzato in pietra a secco: è affiancato ai lati da due stendardi di tela che riproducono alcune delle più celebri opere d’arte riguardanti le scene della vita dei santi Cosma e Damiano, dedicatari della chiesa e (proprio dal 2008, contestualmente all’inaugurazione della chiesa) della parrocchia. L’altare è sormontato da un crocifisso ligneo dalla decorazione ispirata alle icone orientali: Cristo in croce è affiancato dalla Vergine e da san Giovanni, mentre intorno alle mani sanguinanti ha i simboli dei quattro evangelisti. L’opera, realizzato interamente a mano dalla Comunità di Bose, è solo una delle opere di elevato pregio artistico dell’edificio: la decorazione in gesso in rilievo monocromo bianco dell’ambone e tutte le vetrate che sormontano la parete destra e quella di fondo della chiesa sono opera dell’artista torinese Ugo Nespolo (1941-), che con il suo eclettismo ha attraversato e ibridato gli stili artistici della seconda metà del Novecento e dei primi anni Duemila. Noto per la caratteristica scomposizione geometrica dei soggetti e dall’uso di colori accesi e pop, Nespolo ha realizzato il rivestimento dell’ambone con bassorilievi in gesso bianco che raffigurano i quattro evangelisti (angelo per Matteo, bue per Luca, leone per Marco e aquila per Giovanni), e le vetrate colorate alle pareti, ispirate alla Didaché o Dottrina dei Dodici Apostoli. Si tratta di un testo dei primi secoli del Cristianesimo, una sorta di proto-catechismo che invita il fedele a rinunciare alla via della morte per seguire la via della vita, perseguendo un’esistenza giusta con la preghiera, il digiuno e la celebrazione eucaristica. Dunque, nelle vetrate un testo antico dialoga con l’arte contemporanea, in perfetta armonia: «una sinfonia», come l’ha definita don Osvaldo Maddaleno.

Altri arredi interessanti si ritrovano anche nella cappella feriale, a destra della chiesa principale, da cui è separata da un’ampia vetrata trasparente e dal muro che contiene il tabernacolo (che si apre su due lati, verso la chiesa e verso la cappella). Si tratta della riproduzione della Sindone in alta risoluzione, delle piccole finestrelle su cui Nespolo ha interpretato simbolicamente le figure degli apostoli, e dell’icona della Vergine con il Bambino, altro esempio della maestria degli artigiani di Bose.

All’esterno, completano l’edificio il campanile di semplice fattura quadrangolare, e la cupola che chiude l’edificio e reca in cima un globo di metallo sormontato dalla croce e dal cartiglio “Sta ferma la croce, mentre il mondo s’agita”.

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