Commento al Vangelo

Catechesi di Don Stefano

La nostra chiesa

CHIESA DEI SS. COSMA E DAMIANO.

Il progetto, con le caratteristiche tipiche dell’architettura religiosa moderna, valorizza quanto sottolineato dall’ex parroco. «La struttura della chiesa è composta da due ottagoni» precisa l’architetto Ugo Jelmini, progettista dell’opera l’ottagono nella tradizione cristiana è il simbolo della congiunzione tra terra e cielo, espressione del rapporto tra il mondo terreno e l’Alto: quello più interno è ruotato rispetto a quello esterno di 3 gradi e 3 primi a ricordare Gesù Cristo». Altri dettagli raccontano Dio al popolo per immagini e segni: le vetrate della chiesa, disegnate dall’artista torinese Ugo Nespolo, raccontano la fede dei primi cristiani. «Il fonte battesimale, pure ottagonale, recupera la posizione e la dignità passati, all’ingresso della chiesa, a ridosso del portale ad esso dedicato», spiega Jelmini. A questi segni che catturano il significato di riti e gesti della religione, si accompagna il grande crocifisso installato sopra l’altare e realizzato dall’Atelier della Comunità di Bose: una grande figura del Cristo posta a sovrastare l’altare, fulcro degli sguardi dei fedeli.

Vengono spiegati alcuni significati, che hanno caratterizzano la costruzione e lo spirito che ne ha suggerito l’inserimento.

Perché l’albero? È stata una sfida biblica. Nella prima pagina della Genesi è presentato «l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male» (Gn 2,9).
Al centro della storia della salvezza c’è l’albero della Croce di Gesù. Ancora oggi nella liturgia dell’Esaltazione della Santa Croce il prefazio proclama: «Nell’albero della croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita e chi dall’albero traeva vittoria dall’albero venisse sconfitto». Lo stesso albero fonte di salvezza torna nell’ultima pagina della Bibbia (Ap. 22,2). «In mezzo alla piazza della città (la nuova Gerusalemme) e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero della vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese, le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni». Non è stato facile realizzare questa sfida, ma con la competenza dell’architetto ci siamo riusciti. Ci pareva di vedere l’immagine dei cristiani di Borgaro rappresentati come alberi, radicati nel buon terreno del Vangelo, capaci di portare frutti di bontà e di amore.

Così riassumo in poche parole la storia della Croce che s’innalza sulla   Chiesa. È raffigurata svettante sul mondo (tutto costruito in rame) sul quale, a mano, è stata scolpita la scritta: «Sta salda la Croce mentre s’agita il mondo». È stata fissata proprio il giorno della festa dell’Esaltazione della Croce (14 settembre). Il significato è facile da capire

Perché la colonna storta? E’ la colonna del fonte battesimale. Abbiamo voluto raffigurare la predicazione del Battista come ce lo rappresentano i tre evangelisti sinottici. Citando il profeta Isaia Giovanni Battista diceva: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Gesù è colui che ci raddrizza, non solo nel giorno del Battesimo, ma ogni domenica, entrando in Chiesa, facciamo l’esperienza di sentirci storti. La vita di ogni giorno non sempre ci aiuta, per questo ogni fedele all’inizio della messa chiede perdono, cioè chiede di essere raddrizzato.
Il vedere la colonna storta ci aiuta a prendere coscienza di questo. È importante questo segno (è costato fatica) perché ci rende coscienti che da soli non ce la facciamo, abbiamo bisogno di Gesù e della comunità.
Il vedere la colonna storta ci aiuta a prendere coscienza di questo. È importante questo segno (è costato fatica) perché ci rende coscienti che da soli non ce la facciamo, abbiamo bisogno di Gesù e della comunità.
Così entrando in Chiesa e guardando il soffitto a forma di una grande tenda ci fa pensare che la vita di ogni giorno sovente ci divide e crea fratture. Abbiamo bisogno di un luogo dove ritrovare l’unità. Ecco la Chiesa di Borgaro come luogo per capirsi, soprattutto per «intenderci», sotto la tenda.

Perché quelle vetrate? Tra le sfide più grandi e sofferte c’è stata la decisione di non fare le solite vetrate bianche, ma di onorare la casa del Signore con un lavoro artistico che nessuno avrebbe potuto rubare. Il maestro Ugo Nespolo è tra i più grandi artisti di Torino e grazie all’architetto siamo riusciti a coinvolgerlo. Pensando anche alle future generazioni abbiamo scelto di raffigurare alcune scene della «Didaché», o «Dottrina degli Apostoli». È uno scritto della letteratura cristiana antica, scritto verso la fine del primo secolo dopo Cristo, nell’epoca in cui si scrivevano i Vangeli. Potremo dire il primo catechismo, ma è molto di più. I primi capitoli presentano la dottrina delle due vie: la via della vita e la via della morte. Poi ci sono le istruzioni circa il battesimo, la pratica del digiuno, la preghiera e la celebrazione eucaristica. Poi le istruzioni di tipo disciplinare con invito a vigilare nell’attesa del ritorno del Signore. Certo ogni vetrata ha bisogno di una spiegazione, ma le immagini, anche se sono moderne, e i colori rendono tutto facilmente intuibile, e possono essere un’ottima catechesi per adulti e bambini.
La vetrata invece sopra la porta del battistero rappresenta, invece, il versetto di un salmo che dice: «Come una cerva anela ai corsi d’acqua così l’anima mia anela a te, o Dio» (Sal. 42).

fonte articolo del La Voce e il Tempo nr.43 del 25-11-2018

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